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Ho Bruciato un'Amica
Ne sento ancora l’odore, il fumo acre, con piccoli refoli dal sapore dolciastro. Chi lo avrebbe mai detto.
Succede.
Succede quando so che quel sottile spago che divide il razionale dal buonsenso, si spezza ancora prima di essere tesato.
E poi il caldo, il repentino cambio di temperatura e la proiezione mentale che ne consegue, il godere di adagiarsi con delicatezza su di lei, godere del tepore, farsi avvinghiare e muoversi lentamente. Interi pomeriggi, che dico, intere giornate. Un buon pranzo, buon vino sigaretta e via, iniziano le danze.
Ma niente, niente è andato come doveva andare. Legarla, giustamente ho dovuto legarla stretta, tirarla fino a che potesse garantire tutte le sue migliori prestazionalità.
Si lamentava come poteva, dovevo ascoltarla, si lamentava e gemeva, sapevo che ultimamente avevo messo su chili. Avevo dato spazio alla prima fase di godimento che parte da sopra, ingurgitavo la qualunque. Bevevo la qualunque.
La seconda fase di godimento non si è fatta attendere, perché non è proprio arrivata.
Mi sono trovato a terra, dolorante, la schiena che urlava, il fondoschiena che voleva scappare, la testa che sanguinava.
Lo so come sono fatto, parte il famoso embolo, con un rivoletto di sangue che mi disegnava la guancia, ho fatto su quel che restava di lei, slegando ciò che era rimasto tranciato ai due tronchi, un goccio di benzina e il giardino ha ospitato un falò inaspettato.
Per un attimo ho pensato che qualcuno mi potesse vedere, ed ho pensato che se avesse visto tutta la scena, avrebbe anche potuto capire.
Ne sento ancora l’odore, il fumo acre, con piccoli refoli dal sapore dolciastro. Chi lo avrebbe mai detto.
Cavolo chi l’avrebbe mai detto che sono stato capace di sbagliare pure il titolo del racconto.
Scusatemi, ora lo correggo,
“Ho Bruciato Un’Amaca”